Cerca nel blog

giovedì 17 maggio 2018

Premio di poesia e traduzione poetica ACHILLE MARAZZA

Sabato 19 maggio 2018 alle ore 16.30 si terrà la cerimonia di premiazione della XXII edizione del Premio.
Riportiamo qui di seguito una sintesi il verbale della Giuria e invitiamo tutti gli amanti della poesia ad essere presenti. Nell'occasione uscirà anche il Quaderno del premio, che sarà donato alla Biblioteche del sistema che ne faranno richiesta.


PREMIO MARAZZA 2018
VERBALE DELLA GIURIA

La Giuria del Premio Marazza 2018, composta da Giovanni Tinivella (presidente della Fondazione Marazza), Antonella Anedda, Franco Buffoni (presidente della Giuria), Giuliano Ladolfi, Fabio Pusterla, Fabio Scotto ha ricevuto tutti i volumi regolarmente partecipanti al premio entro la prima decade di febbraio 2016 da parte della Segretaria Eleonora Bellini, compiacendosi per l’alto livello qualitativo medio delle opere presentate. Per la sezione

TRADUZIONE DI POESIA

l’attenzione dei giurati si è principalmente incentrata sulle seguenti opere:

F. Benocci – E. Bello, Parleranno le tempeste di J. Frame, ed. Capelli 

Elena Chiti, Specchi dell'assenza di F. Bayrakdar, ed. Interlinea 

Nicola Gardini, Ermafrodito de Il Panormita, ed. Einaudi
E. Kampmann, Le antenne dell'homunculus di P. Aage Brandt 

Piero Marelli, Sonetti a Orfeo di R. M. Rilke, ed. La vita felice 

Nazzaro A. – E. Falcomer, Il nemico dei Thirties di J. Arabia

Attraverso successive discussioni e riletture si è giunti a restringere la rosa a:
Elena Chiti, Specchi dell'assenza di F. Bayrakdar, ed. Interlinea 

Nicola Gardini, Ermafrodito de Il Panormita, ed. Einaudi
E. Kampmann, Le antenne dell'homunculus di P. Aage Brandt 


Un’ulteriore definitiva discussione e rilettura ha portato la Giuria all’unanimità alla decisione di assegnare il premio ex aequo a
Elena Chiti, Specchi dell'assenza di F. Bayrakdar, ed. Interlinea 

Nicola Gardini, Ermafrodito de Il Panormita, ed. Einaudi
con le seguenti motivazioni:

Elena Chiti

Specchi dell’assenza (Interlinea, 2017) del poeta siriano Faraj Bayrakdar è un’opera che assume nell’odierno panorama poetico il ruolo di una civile testimonianza tanto più necessaria in un momento storico che vede il suo Paese ridotto a un immenso campo di macerie dove la dignità umana è calpestata, come la libertà d’espressione. Naturalmente questa non sarebbe una ragione, per quanto importante, sufficiente per attribuire un riconoscimento letterario, se nella sua lirica alla “necessità” testimoniale civile e politica non corrispondesse un' altrettanto sofferta esigenza espressiva, che qui tocca livelli altissimi d’icasticità in un progressivo denudamento della materia poetica che ne intensifica l’immediatezza. Alla misura essenziale, spesso epigrammatico-aforistica di questa poesia, Elena Chiti, giovane ma già assai attiva e apprezzata arabista, presta la sua voce con lucido e vigile ascolto, mai cedendo alla tentazione dell’enfasi e sempre mostrandosi capace di restituirne le modulazioni ora accorate ora meditative con un’efficacia espressiva tale da renderne la dolcezza e l’acuminatezza grazie a un’estrema economia di mezzi, con esiti assai felici per qualità di riscrittura, se “Un uccello/ basta/perché non cada/ il cielo.”


Nicola Gardini

Sconcezza ma non pornografia, scrive Nicola Gardini, appassionato traduttore di questi ottanta epigrammi scritti intorno al 1420 da Antonio Beccadelli (chiamato il Panormita, dal suo luogo di nascita).
La precisazione di Gardini è necessaria per leggere senza scandalo e senza compiacimento un’opera in cui la coprolalia ritma un’allegria che forse la letteratura non dovrebbe sottovalutare e con una libertà che coincide con le diverse possibilità dell’essere. Assegnando il premio a Nicola Gardini, scrittore e strenuo difensore del latino, la Giuria ha voluto sottolineare come l’impeccabilità tecnica riesca a tradurre dall’Umanesimo proprio quei valori di dignità degli istinti e delle emozioni che i secoli futuri avrebbero castigato.
La Giuria desidera anche segnalare l’eccellenza del lavoro compiuto da E. Kampmann.

Per la sezione POESIA, che ha registrato la più alta partecipazione di autori, l’attenzione della Giuria si è lungamente soffermata sulle opere di:

Alida Airaghi
Dino Azzalin
Simone Bonin
Simone Burratti
Alessandra Carnaroli
Davide Castiglione
Matteo Fantuzzi
Marco Giovenale
Nicoletta Grillo
Marica Larocchi
Daniele Piccini
Giusy Quarenghi
Valentino Ronchi
Giuseppe Rosato
Francesco Sassetto
Giulia Scuro
Damiano Sinfonico

Attraverso successive riletture e votazioni si è giunti a restringere la rosa a:

Alida Airaghi
Alessandra Carnaroli
Matteo Fantuzzi
Marco Giovenale
Daniele Piccini

Un’ulteriore definitiva rilettura ha portato la Giuria alla decisione di designare come finalisti:

Alida Airaghi, Omaggi, editore Einaudi
Alessandra Carnaroli, Primine, edizioni del Verri
Matteo Fantuzzi, La stazione di Bologna, Feltrinelli editore

con le seguenti motivazioni:

Alida Airaghi

Omaggi (Einaudi, 2017) di Alida Airaghi è un’opera singolare per progettualità e realizzazione che associa in modo originale riscrittura e scrittura. Sostanzialmente bipartita, la silloge propone, nella sua prima e più cospicua parte, una serie di omaggi ad alcuni maestri del Novecento che sanno abilmente aggirare l’insidia del mero virtuosismo attraverso un lavoro accuratissimo di filtro e di reinterpretazione che ne fa, a loro modo, delle “traduzioni” in propria lingua, le quali hanno il pregio di rivelare la tributarietà e la gratitudine, ma anche l’effetto d’irradiazione ipertestuale che trasforma la lettura in nuova scrittura geminata da un’originale confesso. La seconda e ultima parte dell’opera, autonoma rispetto alla prima, comunque stabilisce, nella rievocazione, in un tono elegiaco e dolente vagamente caproniano, di una vacanza invernale a Zurigo un legame attraverso il ricordo con una galleria di luoghi e personaggi che paiono il complemento esistenziale perfetto del viaggio attraverso l’opera dei poeti omaggiati nella prima parte, a ben vedere un ritrovarsi per poi riperdersi “in un pellegrinaggio laico”.


Alessandra Carnaroli

Libro agile, intenso, di straordinaria forza drammatica, Primine di Alessandra Carnaroli offre al lettore 87 istantanee vivide ed estreme; 87 prese di voce, in ciascuna delle quali una bimba o una ragazzina condensa in pochi tratti il suo sguardo sul mondo, la sua coscienza o incoscienza dell’orrore che subisce, in un impasto di realismo e ironia, desolazione e speranza, ingiustizia profonda e slancio vitale. Il linguaggio sale dal basso della concretezza, talvolta del disagio e della difficoltà; e tuttavia, in mezzo al suo incespicare, alle sue inevitabili slogature (che sono l’equivalente linguistico della slogatura esistenziale delle giovani protagoniste), si colgono subito una freschezza commovente, una verità denudata e una sperimentazione coraggiosa e dissimulata.


Matteo Fantuzzi

È estremamente difficile scrivere poesia politica: è sempre in agguato la retorica. Invece c’è felicemente riuscito Matteo Fantuzzi, che ha sentito nella propria coscienza la necessità di tramandare il ricordo di un avvenimento tra i più tragici della nostra recente storia: la strage di Bologna del 2 agosto del 1980. La tragedia viene rievocata tramite brevi annotazioni di cronaca accanto a una poesia che fa emergere nudo e violento il lato umano: «un padre che scava solo e a mani nude», la vicenda di Marco che, privo di una gamba, «non potrà più essere / mezz’ala», le valigie sparse, l’odore del tritolo, le lacrime, il sudore, la prospettiva degli attentatori, «delle bestie perché non riconoscono più pietà». Il poeta persegue un tipo di “poesia-vita” e non solo perché assume come argomento un fatto reale, ma soprattutto perché parla di morte, di dolore, di disperazione, di speranze troncate, di sensi di colpa che rovinano il resto dell’esistenza dei sopravvissuti. E allora il lamento per la strage diventa lamento per la condizione stessa dell’uomo, cui per secoli filosofi e teologi hanno cercato di offrire una spiegazione, condizione che ogni essere vivente ricapitola in sé sempre per la prima volta e della quale la poesia può offrire solo una testimonianza, non un senso.

L’opera dei tre finalisti, dopo la pubblica lettura, verrà sottoposta al voto della Giuria dei lettori, che designerà il vincitore il giorno stesso della premiazione sabato 19 maggio 2018, h 16.30.

La Giuria desidera anche particolarmente segnalare l’opera di Marco Giovenale e Daniele Piccini.

I lavori, che si sono interamente svolti per via telematica, si sono conclusi in data 25 marzo 2018 con la stesura delle motivazioni e del presente Verbale.


Il Presidente della Giuria
Franco Buffoni
Roma, 25 marzo 2018


Nessun commento:

Posta un commento