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sabato 24 maggio 2014

"Piccolo grande Uruguay" di Alicia Baladan


Molti anni fa il presidente della Repubblica Sandro Pertini ricevette un'inedita (per i tempi) istanza dagli insegnanti di una scuola della provincia di Brescia: gli si chiedeva che venisse annullato il foglio di via che era stato inviato alla bambina Alicia Elizabeth Baladan Mieres e alla sua mamma e che prevedeva l'allontanamento di entrambe dal suolo italiano. Erano tempi in cui il fenomeno dell'immigrazione era quasi sconosciuto nel nostro Paese. Così ha esordito Alicia Baladan, rispondendo a una domanda delle bibliotecarie, nel suo incontro dell'8 maggio scorso alla Fondazione Marazza di Borgomanero, dinanzi ad un attentissimo gruppo di circa 80 ragazzini della scuola media statale "Piero Gobetti". Il libro di Alicia Baladan Piccolo grande Uruguay, pubblicato dalla casa editrice milanese Topipittori, fa parte della collana “Gli anni in tasca”, una raccolta di narrazioni autobiografiche sull’esperienza dell’infanzia e dell’adolescenza, ed era stato distribuito alle classi affinché potessero leggero prima dell'incontro con l'autrice.
L'episodio della richiesta di ritiro del foglio di via - che arrivò e le consentì di rimanere in Italia - nell'autobiografia non è descritto, così come altre cose di quegli anni desolati e tremendi di un Uruguay schiacciato dalla dittatura, ha detto Alicia che, dopo avere raccontato per quale intreccio "casuale" nacque questo suo libro ("Sono un'illustratrice, non una scrittrice" ha tenuto a precisare), ha risposto a numerose domande dei ragazzi. Così ha raccontato che lei è bilingue, ma che Piccolo grande Uruguay è stato scritto in italiano, partendo da un canovaccio di "storia per immagini" perché è così che prende appunti chi soprattutto disegna. E alcune immagini sono rimaste nel libro, accanto alla storia di parole. Ha aggiunto poi che la narrazione presente nel romanzo termina quando l'emigrazione comincia: il Brasile, prima, e poi l'Italia accolgono Alicia e la famiglia, che solo alla fine della dittatura verrà raggiunta dal padre, prigioniero politico della "junta militar". Una storia difficile, nella quale alcuni dei giovani lettori si sono immedesimati, con interesse e senza traumi, perché è narrata con la voce candida di una bambina e una velata, leggera ironia.

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